Mononucleosi: come riconoscerla e combatterla

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Mononucleosi: come riconoscerla e combatterla 10 Giugno 2021

Da molti conosciuta come la malattia del bacio, la mononucleosi è una frequentissima patologia virale e contagiosa causata dal virus Epstein-Barr, appartenente alla famigerata categoria degli herpes.

Il suo principale veicolo di contagio è la saliva, ovvero le particelle virali in essa contenute. Una malattia tanto frequente quanto prolungata nel suo ciclo di vita: alcuni studi, infatti, hanno evidenziato come la mononucleosi colpisca nel mondo circa il 90% degli individui, con un decorso fino a 6 settimane.

I principali sintomi della patologia vanno dal mal di gola, alla febbre, ad un costante senso di spossatezza, fino ai linfonodi ingrossati e tonsille infiammate. Tuttavia, non è insolito che dopo il periodo di incubazione, che può arrivare anche ad un mese, la malattia si sviluppi in maniera asintomatica, senza dare segnali particolarmente evidenti o caratteristici.

In generale, la malattia viene solitamente contratta una volta nella vita: l’infezione, infatti, lascia un’immunità permanente nel corpo che, nella quasi totalità dei casi, impedisce alla patologia di ripresentarsi.

Per curare la mononucleosi non esiste una specifica terapia, ma i farmaci prescritti sono importanti per alleviare febbre e dolore. Come il paracetamolo e l’ibuprofene, ideali per attenuarne i sintomi. Qualora anche le tonsille siano particolarmente coinvolte ed ingrossate dalla mononucleosi, è possibile abbinare ad antidolorifici e antipiretici, anche ad una cura cortisonica antinfiammatoria.

Inoltre, il consiglio per guarire nel più breve tempo possibile è quello di stare a riposo, avendo cura di reintegrare i liquidi persi. Ultimo avvertimento: durante la malattia evitate di assumere alcol. Il fegato, già indebolito dall’infezione, potrebbe essere messo ancora più a dura prova.

Meglio non rischiare!

Ultime news
  • Tosse nei bambini: ecco come riconoscerla e curarla

    19 Giugno 2021

    Quando si hanno dei bambini basta un solo colpo di tosse per farci preoccupare. State tranquilli: generalmente questo sintomo rappresenta una reazione di difesa del corpo per mantenere libere le vie aeree ed eliminare qualsiasi elemento che possa ostruirle, come pollini, virus e batteri.

    Questo meccanismo, però, può avvenire anche come manifestazione di patologie più gravi e, quindi, è fondamentale riconoscere i vari tipi di tosse e sapere come intervenire.

    Vedemecum della tosse

    In base alla causa che l’ha generata, la tosse si sviluppa in modo diverso. Vediamo insieme come.

    La tosse acuta scompare entro tre settimane ed è generata dall’esposizione continua a microbi legati a due malattie:

    • la laringite, un’infezione virale la cui tosse ha il suono simile a quello del verso di una foca o di un cane. Tranquillizzate il bambino e mantenetelo in posizione seduta o eretta per favorirne la respirazione;
    • la pertosse è una malattia batterica contagiosa, che si sfoga con colpi di tosse molto vicini che possono lasciare senza fiato, provocando apnea ocianosi. Si cura solitamente tramite antibiotico.

    Quando supera le otto settimane, invece, si parla di tosse cronica. Può essere causata da:

    • asma bronchiale, che si manifesta con affanno, sibili al momento dell’inspirazione e con il broncospasmo, ovvero la contrazione delle pareti bronchiali. La terapia medica consigliata è a base di aerosol;
    • tosse somatica. Nasce intorno ai sei anni come un tic nervoso dal suono simile a quello di un clacson. Fondamentale in questo caso è rassicurare il bambino tranquillizzandolo.
    Per capire meglio come intervenire, rivolgetevi sempre al vostro pediatra di fiducia e al personale specializzato in farmacia che sapranno darvi tutte le indicazioni necessarie per curare i sintomi del vostro bambino.
  • Pidocchi nei bambini: come riconoscerli e come eliminarli

    17 Giugno 2021

    Scuole e asili sono ricominciati e, molto spesso, oltre a compiti e disegni, i vostri figli possono portarvi a casa degli spiacevoli ospiti: parliamo dei pidocchi.

    Questi parassiti, per poter sopravvivere, sono obbligati ad insediarsi sull'uomo, in particolare sul suo cuoio capelluto.

    Gli ambienti molto affollati, come gli asili e le scuole, ne agevolano la trasmissione e, proprio per questo motivo, il contagio avviene molto velocemente.

    Conoscere il "nemico" per combatterlo

    Individuare questo parassita può essere difficile perché, oltre ad essere piccolissimo, 2-4 mm, ha anche una colorazione tendente al nero. Molto più visibili, invece, sono le loro uova, di colore biancastro. Ma vediamo insieme come riconoscerli:

    • i pidocchi depongono le uova in zone precise della nostra testa, come la radice dei capelli, la nuca, la parte posteriore delle orecchie e l'attaccatura della frangia;
    • per via delle loro punture causano prurito e, se numerose, possono provocare lesioni al cuoio capelluto fino anche a reazioni allergiche;
    • a differenza della forfora, i pidocchi rimangono ben saldi al fusto del capello.

    Prevenirli è possibile esaminando la testa dei vostri bambini almeno una volta ogni due settimane. Controllate bene le zone più soggette, dividendo in ciocche i capelli e pettinandoli accuratamente. Munitevi di lente di ingrandimento e posizionatevi sotto la luce naturale: in questo modo sarà più semplice verificare la presenza di questi parassiti. In caso di contagio, avvisate subito la scuola.

    In farmacia potete trovare prodotti specifici per il trattamento contro i pidocchi. È importante seguire sempre in modo attento e preciso le modalità d’uso indicate sulla confezione, chiedendo consiglio al vostro farmacista di fiducia.

  • DHA in gravidanza: perché è importante?

    15 Giugno 2021

    I 9 mesi della dolce attesa sono un periodo straordinario per iniziare a prendersi cura della salute del piccolo, sin da subito.

    Un’alimentazione corretta, uno stile di vita più equilibrato e l’assunzione di integratori alimentari possono aiutare il bambino a sviluppare le corrette funzionalità.

    Tra gli integratori più consigliati in gravidanza, il più popolare è certamente l’acido folico: una vitamina del gruppo B il cui fabbisogno aumenta durante la gestazione. Il suo scopo principale? Quello di prevenire la formazione della spina bifida, una patologia gravissima e disabilitante.

    Negli ultimi anni, poi, si è affacciato il nome di un nuovo integratore consigliato in gravidanza: si chiama DHA e in pochi sanno veramente cos’è e a cosa serve.

    Scopriamolo insieme.

    Cos’è il DHA?

    Dietro la sigla del DHA si nasconde l’acido docosaesaenoico: un acido grasso polinsaturo della famiglia degli omega-3.

    Si tratta di un elemento cruciale per un funzionamento ottimale del sistema nervoso, della mamma e del bambino.

    Per questo alle mamme in dolce attesa, ma anche a quelle che programmano una gravidanza, è fortemente consigliata la sua assunzione: il DHA, infatti, è in grado di favorire il corretto sviluppo delle funzionalità cerebrali e degli occhi del feto.

    Non solo: un recente studio condotto da un team di ricercatori internazionali e diretto dall’Università di Atlanta, ha dimostrato che i figli di mamme che hanno assunto DHA durante la gravidanza godono di una maggiore concentrazione e di una memoria più acuta.

    Merito, sembrerebbe, dell’influenza positiva del DHA sul sistema nervoso centrale e sulle funzionalità delle sinapsi.

    Curiose di saperne di più? Chiedete consiglio al vostro medico o al farmacista di fiducia: sapranno indicarvi l’integratore con la formulazione più adatta alle vostre esigenze.

Rubriche
  • Con il babywearing indosso felicemente il mio bambino

    16 Giugno 2021

    Io adoro il babywearing, infatti amo alla follia indossare il mio bambino! Oggi mi è presa la voglia di shopping compulsivo e mi sono comprata altre tre fasce porta bebè per indossare il mio ometto! Tenerlo a contatto con il mio corpo gli dà sicurezza e calore, e poi diciamocela tutta: si tratta di un sistema molto molto pratico.

    Ciò che noi non sappiamo è che il babywearing ha davvero una ricca tradizione culturale alle sue spalle. Per molte popolazioni asiatiche, sudamericane e africane il babywearing è la pratica più diffusa: nulla passeggini e porte-enfant ma solo ed esclusivamente contatto tra mamma e bebè! L'esperienza di indossare il proprio bambino riguarda nientemeno che l'80% circa della popolazione mondiale. Mica male come percentuale!

    Oggi vi voglio consigliare vivamente di indossare il vostro piccolino/a con una fascia porta bebè o con un altro supporto. Sapete perché? Perché questa pratica meravigliosa vi permetterà di ascoltare più attentamente i bisogni e le richieste dei vostri bambini. Il che non è poco!

    Io personalmente pratico il babywearing fin dalla nascita del mio cucciolo: ho iniziato con il pancia a pancia per poi passare, ai 3 mesi e mezzo, sul fianco; ora, appena Andrea compirà i suoi 6 mesi, sono fermamente intenzionata a praticarlo anche sulla schiena!

    Tuttavia, indossare il proprio bebè non ha vantaggi solo per il piccolino, ma anche per noi mamme! La prima cosa che mi ha rallegrato è quella di poter tenere le mani libere. Con le mani libere si possono infatti svolgere alcune piccole mansioni. Il che è a dir poco fantastico!

    Io ho un vero e proprio debole per la fascia lunga, è comoda da indossare, è bella e, cosa non trascurabile, distribuisce equamente sul mio corpo il peso di Andrea! In ogni caso ci sono anche altri supporti per indossare i propri piccoli: marsupio strutturato, pouch sling, ring sling, mei tai sono tutti prodotti che permettono a ogni mamma di indossare il proprio bimbo! Ovviamente tutte noi dobbiamo scegliere in base alle nostre esigenze e a quelle del nostro bambino.

  • INTEGRATORI NATURALI PER LO SPORT

    09 Giugno 2021

    Decidere di fare sport è una delle tante scelte che nella vita si prendono. Questa scelta viene fatta e valutata su diverse necessità, c'è chi sceglie di praticare questa attività a livello agonistico, chi per un piacere personale, chi per motivi di salute, o chi semplicemente per mantenersi in buona forma fisica. Entrambe le scelte hanno delle valide motivazioni, però l'organismo per rimanere in perfetta forma fisica e per evitare disturbi alla salute, ha bisogno di un sostegno, che lo aiuti, facendogli trovare un solido equilibrio con lo sforzo fisico. E' qui che entrano in soccorso gli integratori naturali, questi servono ad evitare problemi muscolari, lesioni ai legamenti e una svariata gamma di problemi che possono nascere a sfavore del fisico. Quando si svolge una qualsiasi attività fisica, l'organismo perde tantissime sostanze essenziali come i sali minerali, gli oligoelementi e gli amminoacidi e la carenza di questi elementi, provoca la mancanza di un equilibrio che nei casi più gravi, può portare ad abbandonare definitivamente lo svolgimento dello sport.

    Per prima cosa bisogna adottare un'alimentazione corretta e sana, aggiungendo il giusto consumo di frutta e verdura e per seconda, ma non meno importante, potete scegliere di associare al modo giusto di mangiare e allo sport, l'utilizzo degli integratori naturali.
    Gli integratori naturali, si chiamano piante adattogene e donano all'organismo dello sportivo la giusta quantità di preziosi benefici, per svolgere l'attività fisica nel modo corretto, prevenendo la comparsa di fastidiosi disturbi.Quelle consigliate sono:

    il ginko bilboa, la rodiola, il ginseng,il guaranà e il tè verde, la schisandra e l’eleuterococco, aumentano la resistenza fisica e rafforzano il sistema immunitario. Da non dimenticare, l'alga spirulina e il lievito di birra, perché grazie al loro concentrato vitaminico, risultano essere un valido sostegno per l'organismo.

    Se amate lo sport e non ne potete fare a meno, gli integratori naturali, vi garantiscono la giusta protezione.....

  • IMPACCHI NATURALI PER SNELLIRE LA PANCIA

    02 Giugno 2021

    Nel precedente articolo abbiamo parlato della pancia e di quanto sia odiosa, consigliando di porvi delle regole per evitare che essa cresca, perché più è asciutta e tonica più è bella. Esistono rimedi naturali che ci permettono il dimagrimento in questo zona e di conseguenza di bruciare i grassi in eccesso, non servono creme dalle mille promesse miracolose e con tante illusioni, serve solo costanza, determinazione e degli ingredienti naturali. Vediamo insieme come preparare i nostri impacchi.....

    Miele e Olio extra vergine, due potenti ingredienti, il miele brucia i grassi, mentre l'olio idrata e nutre la pelle in profondità. Dovete prendere 4 cucchiai di miele, 2 cucchiai di olio e metterli in una ciotola e andarli a mescolare facendo legare il tutto perfettamente. Applicate la vostra crema sulla pancia con un lieve massaggio circolare, insistendo e spingendo la pelle verso l'alto, procuratevi della pellicola trasparente, va benissimo quella che generalmente si usa in cucina e fasciate tutta la parte interessata. Lasciate agire per almeno mezz'ora. Successivamente sciacquate il tutto, mettendovi nella doccia o nella vasca da bagno, utilizzando abbondantemente acqua tiepida. Se vi applicate con la dovuta costanza noterete un dimagrimento in quella zone, dopo neanche un mese di trattamento. Importante ripetete questo trattamento, 1 volta al giorno per 3 o 4 volte volte a settimana.

    Fondi del caffè, sono un ottimo effetto dimagrante, perché stimolano la circolazione. Questo rimedio viene usato per trattare diverse problematiche relative al campo estetico e in questo caso ci serviranno i fondi del caffè, per trattare la pancia eliminando il grasso che la interessa. Prendete 3 o 4 fondi di caffè della moka e metteteli in un tegame aggiungendo 2 cucchiai di olio extra vergine e meno di mezzo cucchiaino di sale grosso da cucina, mescolate facendo legare con cura questi ingredienti e il vostro impacco è pronto da applicare. Lasciate agire per circa 20 minuti avvolgendo la zona trattata con la pellicola trasparente e successivamente, procedete a sciacquare con acqua tiepida nella doccia o nella vasca da bagno. Con le dovute applicazioni, noterete i primi miglioramenti dopo qualche settimana. Ripetete questo impacco, 1 volta al giorno per 3 volte a settimana.

    I risultati sraranno visibili, se voi deciderete di agire.

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